UNA STANZA SENZA LIBRI E’ COME UN CORPO SENZA ANIMA… E’ in questi termini che uno dei più grandi oratori dell’epoca classica, Marco Tullio Cicerone, afferma la fondamentale importanza che la cultura riveste nelle nostre vite. Indubbiamente il filosofo latino è stato aiutato nell’ideare una frase di tale effetto dalle abilità retoriche per cui è universalmente noto. Quello che conta veramente, però, è riconoscere la verità di quanto affermato dallo studioso: senza libri, cioè senza cultura, è impossibile condurre una vita in cui possono trovare spazio anche dei sentimenti. Proprio presso gli antichi Romani, infatti, era diffuso il detto animus est quo sapimus, anima est qua vivimus, che permette di porre l’accento sul legame che relaziona l’anima alla vita stessa. Cicerone quindi ha voluto asserire con decisione l’impossibilità, in assenza di animus (ciò cui fanno capo le nostre capacità intellettive, evidentemente identificabile con i libri), dell’esistenza di un’anima, cioè di quel soffio di vita che ci permette di condurre un’ esistenza “umana”. La lettura è uno degli atti più belli che l’intelligenza di cui siamo dotati ci consente di compiere: possiamo appassionarci a narrazioni, amarle, odiarle, commuoversi, provare rabbia, la certezza è che qualcosa rimarrà dall’ analisi di un testo. La mente rimane attiva e nascono passioni. Anche in un’era digitale come quella in cui viviamo, la carta sopravvive proprio come mezzo attraverso il quale beneficiare dell’incanto della lettura, tanto che i lettori “buongustai” affermano di non volersi piegare all’incalzante mercato degli e-books perché non sono (ancora) in grado di replicare la consistenza né il profumo delle pagine di carta. Chi non legge, a 70 anni avrà vissuto una sola vita: la propria! Chi legge avrà vissuto 5000 anni: c’era quando Caino uccise Abele, quando Renzo sposò Lucia, quando Leopardi ammirava l’infinito… perché la lettura è un’immortalità all’indietro.
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